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YouTube: Kutiman e la Babylon Band

Clamoroso lavoro di collage audio/video: l’israeliano Kutiman preleva frammenti di filmati casalinghi da YouTube e fa suonare assieme musicisti di tutto il mondo in una serie di clip-culto. Nota: articolo scritto in collaborazione con Nicola Battista.

di Nicola Battista e Nicola D’Agostino

Lui si chiama Ophir Kutiel ed è nato a Gerusalemme nel 1981. Ha cominciato a pubblicare dischi con lo pseudonimo di Kutiman – un richiamo al proprio cognome ma anche al suo idolo Fela Kuti – nel 2006. Ma la notorietà la sta conquistando senza ricorrere ad etichette discografiche e con un lavoro impensabile nel mercato tradizionale della musica. Si tratta di sette collage audio/video – otto con la breve spiegazione e saluto di Kutiman – originati su YouTube – che formano il progetto Thru-You e che mostrano un uso sapiente e disnibito del materiale video prelevato dal servizio di Google con l’incorporazione di fonti eterogenee ed elementi anche non strettamente musicali.

Vi troviamo strumenti e performer da tutto il mondo ma anche suoni di sirene, registratori di cassa, voci e “dialoghi” tra i musicisti, sequenze coreografiche, ed altro ancora.

Kutiman è una strana creatura: “si ciba” del materiale digitale che “pesca” online e che resta nella Rete, perché il risultato delle proprie fatiche manipolatorie viene ripostato su YouTube stesso. La provenienza è globale, il contenuto eclettico e multietnico.
Clamoroso il successo di pubblico: da una manciata di amici il materiale è arrivato – solo grazie alla promozione “virale” – in neanche una settimana sui computer di oltre un milione di persone.

La reazione degli autori campionati è estremamente positiva: alcuni ringraziano, altri addirittura si schermiscono e minimizzano la rilevanza della propria “parte”. In tutti i casi c’è la consapevolezza di essere diventati elementi di un qualcosa di grande, e nei commenti si puó leggere il chitarrista solista del primo video, “Mother of All Funk Chords” scrivere al cantante che è stato un piacere suonare con lui. Non importa che i due non si siano mai incontrati e probabilmente non si incontreranno  mai. Quella assemblata nei video del progetto è una band veramente globale, resa possibile dal lavoro di Kutiman ma soprattutto dall’enorme e variegato patrimonio di sequenze video presenti su YouTube, equivalente (su Internet) dell’archivio sotterraneo di vinili a cui attinse una dozzina di anni fa Dj Shadow (al secolo Joshua Davis) per il seminale “Endtroducing”.

E il successo inaspettato di Kutiman porta inaspettatamente visitatori ai video originali da lui campionati: gli accessi di video casalinghi e semianonimi sono saliti spesso da poche centinaia a decine di migliaia. E quando la voce di ElexisTrinity che canta il brano “Catharsis” viene ritagliata e rilanciata da Kutiman in “I’m new“, in nuove forme si ripete quello che accadde quando ad esempio un frammento campionato dai britannici Coldcut per il remix di “Paid In Full” lanciò la carriera della cantante Ofra Haza a livello internazionale.

Ma vengono in mente altri riferimenti tecno-musicali: la defunta orchestra online Res Rocket Surfer; gli esperimenti di “video sampling” sempre dei Coldcut di quasi un ventennio addietro (poi concretizzatisi negli anni ‘90 con l’album “Let Us Play” e la creazione del software Vjamm assieme a Stuart Warren-Hill alias Hexstatic). Il “saccheggio sonoro” del canadese John Oswald e i suoi “Plunderphonics“.
E non dimentichiamo il simpatico precursore su YouTube, il norvegese Lasse Gjertsen che nel video “Amateur” aveva ritagliato e rimontato frammenti di se stesso alla batteria e al pianoforte (accumulando oltre dieci milioni di spettatori sul popolare sito di video in poco più di un paio d’anni).

Kutiman continua una tradizione, in un certo senso: ma è anche un forte elemento di rottura.
Tanto da far dire – nientemeno che al professor Lawrence Lessig – “Se entrate nella Rete con l’idea che il vecchio sistema del copyright funzionerà tranquillamente anche qui, questo più di ogni altra cosa vi farà capire che c’è bisogno di nuove idee. Grazie, Thru-You”.

Articolo originariamente pubblicato su Mytech.it





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