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Xenix: quando Microsoft parlava Unix

Tra le pieghe della Rete spuntano creature ormai estinte (o quasi): ecco l’intricata storia di un sistema operativo riesumato da appassionati e distribuito senza fine di lucro. Sempre che il vecchio padrone non si rifaccia vivo…

di Nicola Battista e Nicola D’Agostino

Navigando in Internet, tra i tanti siti di abandonware (software “abbandonato” dal produttore, vuoi perché la software house ha chiuso i battenti anni fa o semplicemente perché il prodotto è stato posto fuori catalogo e quindi non è più venduto né supportato in alcun modo) potrebbe capitare di imbattersi in una creatura tanto curiosa quanto rara: un sistema operativo Unix targato Microsoft.

Si tratta di Xenix, la cui storia inizia 23 anni fa. La software house di Redmond aveva ottenuto nel 1979 la licenza di Unix da At&t e lo aveva poi annunciato e distribuito l’anno successivo. Xenix è in assoluto il primo sistema operativo Unix per i processori Intel x86: bisognerà aspettare fino al 1984 per il secondo, Minix, realizzato e distribuito gratuitamente a fini educativi da Andrew Tanenbaum proprio in risposta al predecessore “commerciale” (per ironia della sorte, anni dopo, Minix finirà per ispirare e divenire la base del lavoro di uno smanettone finlandese, tale Linus Torvalds).
Dopo l’arrivo nel 1981 dell’Ibm Pc con il nuovo Microsoft Dos, lo Unix di Microsoft viene relegato in secondo piano e commercializzato come alternativa per l’utenza professionale nelle versioni Xenix/286 e Xenix/386. Questo avviene in collaborazione con Sco (Santa Cruz Operation), azienda che negli anni successivi è divenuta partner nello sviluppo e nella distribuzione del prodotto.

Nel 1987 Xenix termina la sua corsa: Microsoft e At&t lo “fondono” con il più diffuso Unix System V SVR3.2. Nasce un sistema operativo che può girare sulle macchine più disparate, dai supercomputer dei centri di ricerca ai personal.

Ma la storia non finisce qui. Nel 1993 At&t vende la sua divisione di sviluppo Unix a Novell che cede il copyright del marchio “Unix” (fonte di un’accesa querelle che durava sin dagli anni ‘70) a un ente che sovrintende le varie versioni dell’Os. Ma il sistema operativo vero e proprio rimane di proprietà della Novell fino al 1995, quando (sorpresa!) passa a Santa Cruz Operations, a sua volta poi acquisita da Caldera che proprio in questi ultimi giorni ha deciso di cambiare nome riesumando lo storico marchio Sco.

Comprensibile quindi che in questo interminabile “giro di valzer”, molti appassionati di computer considerino il “vecchio” Xenix a tutti gli effetti abandonware e lo mettano in Rete a disposizione di altri. Tecnicamente il copyright di Xenix esiste ancora (e i file recano le diciture “Copyright (C) The Santa Cruz Operation, 1987”): nessuno ha dichiarato Xenix 286/386 (alias Sco Xenix) “abbandonato”. Di fatto però l’Os ex-Microsoft non è più disponibile commercialmente da quindici anni, nell’attuale Unix non ne sono rimaste che le briciole e in più non ci sono riferimenti nei siti di Caldera, Sco, Novell, At&t o Microsoft.

La stessa sorte accomuna anche altri prodotti di aziende quali Macromedia o Adobe che hanno di fatto fermato lo sviluppo di alcuni software rendendone la reperibilità impossibile (o quasi). Questi software si trovano in una sorta di limbo informatico da cui a volte vengono riesumati senza scopo di lucro da appassionati, interessati solo a rimettere in funzione vecchi computer e a far rivivere pezzi, magari poco noti ma preziosi, di storia dell’informatica.

Articolo originariamente pubblicato su Mytech.it





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