Web 2.0 disastri: quando il Web 2.0 non ce la fa
Tre disavventure del lavorare su Internet e dei servizi del cosiddetto Web 2.0. Ovvero: versione testual-discorsiva della presentazione tenuta al Workcamp a Parma nel marzo 2009
di Nicola D’Agostino
E le mie immagini, Zooomr?
Lanciato nel 2005, Zooomr si è subito proposto come giovane e agguerrito concorrente del servizio di fotohosting Flickr grazie ad una combinazione di funzioni più avanzate ed una politica promozionale molto aggressiva, rivolta ai blog e con regole meno rigide sull’iconografia.
Zooomr infatti a differenza di Flickr non vieta materiale come grafica e screenshot, di cui personalmente ho davvero grandi quantità, motivo per cui dopo alcune prove e poi un anno di utenza soddisfatta, nel settembre 2007 decido di adottarlo per mettere online il mio portfolio di grafica e webdesign. L’idea era di sfruttare Zooomr per ospitare i file, organizzati con tag nonché per generare le anteprime da usare sul mio sito, come faccio tuttora.
Per due mesi recupero, converto e carico foto e lavoro al sito web. Arriviamo così al gennaio 2008 quando Zooomr comunica di aver ricevuto il benservito dal datacenter statunitense:
Unfortunately, we had a 25-day deadline to move-out of our old data center in the US [...] (20TB of Photos)
Il servizio migra verso un nuovo datacenter in Giappone ma, come si spiega su un blog non ufficiale italiano:
Il programma di backup che doveva trasferire le foto dall’America al Giappone ha fatto cilecca…
Così le foto degli ultimi 5 mesi, da fine Settembre ai primi di Gennaio, sono (forse) rimaste altrove…
Così non sono visualizzate né nello stream né tanto meno come immagini statiche caricate un po’ ovunque…
La mia situazione è quella che si vede in “nezmar.com – Zooomr/ migrazione riuscita (più o meno)”
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Le immagini per il mio portfolio diventano disponibili (e quindi utilizzabili per il portfolio) solo verso la metà di marzo.
Zoho Writer e GoogleDocs: attenti a quei due.
Nel febbraio del 2008 insieme a Nicola Battista firmo un contratto con una casa editrice per scrivere due libri.
Con il supervisore si decide di usare un sistema di scrittura e condivisione online: lui non gradisce Google quindi suggerisco Zoho Writer che all’epoca aveva il vantaggio di aver attivato l’accesso offline tramite Google Gears.
Il 3 di marzo, dopo alcuni giorni di scrittura accanita (e nessun backup recente) il mio omonimo nota che le bozze dei libri su Zoho sono sparite.
Mentre lui fa innumerevoli tentativi e io rovisto nella cache di Firefox scopriamo che proprio in quei giorni c’è stato un upgrade del servizio per abilitare anche la scrittura da cellulare.
Segnaliamo il bug con un commento sul blog ufficiale e -dietro invito- proseguiamo la segnalazione via e-mail.
Dopo alcuni giorni non riceviamo più alcuna risposta e in seguito il mio commento sparisce dal sito di Zoho.
Recuperati (fortunatamente) i dati Il 9 marzo scappiamo da Zoho e passiamo a Google Docs dove procediamo con la scrittura dei libri
Scopriamo però che -all’epoca- quando ci sono contemporanemanente due autori sul documento, la scrittura è ostacolata da comportamenti imprevedibili come il salto del cursore di inserimento all’inizio del testo. Inoltre, inspiegabilmente, parti di testo assumono carattere più grande o grassetto.
Consegnato il libro supervisore, questi salva il testo da Google e ci lavora per più di due mesi. Offline.
Lo rimanda come file di Word con la nota
per il ns. lavoro non e’ (ancora) il caso di usare quegli strumenti
Ma.gnolia: bye bye, bookmarks
Lanciato nel gennaio 2006, si propone come alternativa a Delicious con funzioni aggiuntive e il ‘coinvolgimento’ di Jeffrey Zeldman.
Tre anni dopo, il 30 gennaio 2009 si legge in un messaggio dall’account ufficiale su Twiiter:
Ma.gnolia has just experienced severe failure, we are aware of the issue and are looking for solutions.
Circa due settimane dopo, il 17 febbraio Ma.gnolia ammette che non c’è nulla da fare:
“Unfortunately, database file recovery was unsuccessful.”
Si scopre che Ma.gnolia era gestito da una sola persona, il fondatore e sviluppatore Larry Haff che in un videodialogo diffuso dopo i fatti fa capire che la sua strategia di backup lasciava fortemente a desiderare. Se non avevate esportato, condiviso o ripubblicato gli url, non c’è modo di recuperare i bookmark e c’è chei su Ma.gnolia ne aveva centinaia o migliaia (io, per la cronaca ne avevo circa 11′000, fortunatamente solo una copia di quelli di Delicious).
Considerazioni
Non sempre online è meglio.
I servizi del Web 2.0 non sono la risposta a tutte le esigenze. Da due anni gran parte dei testi li scrivo prima in locale e solo dopo li archivio e condivido su Internet.
Scegliere il servizio “giusto”.
Ma.gnolia, come Zooomr sono gestiti da una sola persona. L’anno scorso comprato un account pro su Flickr, che come parte di Yahoo! dovrebbe garantire pim serietà ed affidabilità. Almeno in teoria.
Backup, backup, backup!
Termino con una domanda: a quando risale il vostro ultimo salvataggio dei dati archiviati, arricchiti e e talvolta prodotti direttamente su GoogleDocs, Flickr, Delicious, YouTube, o sul vostro blog?
Materiali correlati
Le schermate della presentazione sono liberamente visionabili ed utilizzabili, online su Google Docs nonché scaricabili in formato pdf
Fonti, articoli (questo incluso) ed altro materiale in tema sono a disposizione su Delicious, archiviati con il tag “web2.0disastri”
