Mytech – Usa contro la censura in Rete con risultati discutibili
Nonostante le parziali aperture nel segno della trasparenza il controllo delle comunicazioni on line resta, in molte nazioni, asfissiante. NĂ© l’arrivo dei “nostri”, salutati come liberatori, sembra portare a significativi miglioramenti…
di Nicola D’Agostino
Fra i paesi in cui il controllo delle informazioni circolanti su Internet è più rigoroso e asfissiante vi sono senza dubbio Iran e Cina, con una lunga tradizione censoria alle proprie spalle.
Potrebbe quindi dirsi lodevole l’iniziativa del governo statunitense che per mezzo del suo Ibb o International broadcasting bureau (Autorità per le trasmissioni internazionali) ha ideato alcuni anni fa un sistema per permettere anche ai cittadini dei suddetti stati la visione di siti come Bbc News, Mit e Amnesty International.
Non fosse che in realtà gli stessi Stati Uniti censurano i siti visitabili.
Ibb ha infatti deciso di permettere sì la visione di quanto in precedenza proibito, chiarendo però che non saranno tollerati in alcun modo né l’abuso dei sistemi e delle risorse né la navigazione su siti pornografici.
“Colpa” della tecnologia di Anonymizer: adottata forse in un impeto di furia moralizzatrice finisce purtroppo per ostacolare l’accesso a contenuti del tutto leciti e utili. La lista delle parole vietate contiene tra gli altri i termini “sex” (che impedisce l’accesso al dominio governativo britannico sussex.co.uk), “ass” (che blocca il sito dell’ambasciata americana usembassy.state.gov); “breast” – e tanti saluti alle iniziative e alle organizzazioni per la prevenzione del cancro come breastcancer.com – o gli apparentemente maliziosi “hot” (hotmail.com e hotels.com), “pic” (epic.noaa.gov) e “teen” (teens.drugabuse.gov). Ancora più inquietante è l’inclusione nella lista della parola “gay”, visto e considerato l’atteggiamento a dir poco illiberale che stati quali l’Iran conservano nei confronti dell’omosessualità.
Non si tratta purtroppo di un problema nuovo né isolato. Una situazione molto simile condiziona anche la lotta allo spam, che risente troppo del richiamo al “politically correct”.
Se nel caso dei titoli dell’Itunes Music Store il fenomeno può strappare un sorriso, in altre situazioni il filtraggio dei contenuti ha avuto ben altri risultati. L’uso di politiche severe è infatti sfociato in casi clamorosi di blocco a livello server di tutte le e-mail in cui ci fossero termini ritenuti di ambito sessuale o scurrili, in barba alla buona fede o ai casi di omonimia.
Sono stati inoltre respinti saluti come “hi” e “hello”, comunissimi nella posta spazzatura, nei virus quali il famigerato MyDoom ma anche nella normale e quotidiana comunicazione interpersonale.
Una soluzione che rischia di scadere nel ridicolo e finisce non solo per essere inefficace ma per anche più dannosa del male che intende combattere.