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Un italiano sulla plancia del W3C

Dall’International Webmasters Association al World Wide Web Consortium. Come l’Italia può contribuire al sogno di Tim Berners-Lee: una rete libera, aperta e accessibile per tutti.

di Nicola D’Agostino

Roberto Scano, già presidente dell’International Webmasters Association Italia, nonché coordinatore per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa dell’International Webmasters Association (Iwa) e dell’Html Writers Guild (Hwg), è stato nominato lo scorso 11 settembre rappresentante per conto degli stessi organismi nel W3C (World Wide Web Consortium), il consorzio mondiale che definisce gli standard tecnologici di sviluppo per il Web.

Lo abbiamo intervistato in merito al suo nuovo ruolo.

Che cosa sono e quali sono gli obiettivi del W3C, di Iwa e Hwg?

Il W3C è un consorzio mondiale nato nel 1994 che raggruppa realtà commerciali, no profit e istituzionali. Compito del W3C è definire le linee guida per rendere il Web un sistema di comunicazione globale, in modo che chiunque, con qualsiasi tecnologia, possa accedere ai suoi contenuti: è all’interno del W3C che sono nate, come standard tecnologici raccomandati ai programmatori, Html, Css, Xhtml, Xml nonchè i progetti per l’accessibilità e moltissime altre iniziative.

Hwg è la più importante associazione mondiale di Web Authors con oltre 123.000 associati in oltre 150 nazioni: è stata costituita nel 1994 ed è riconosciuta come realtà leader a livello mondiale nella formazione. Iwa è invece un’associazione no profit riconosciuta a livello internazionale come leader nella fornitura di standard di certificazione. L’iniziativa di Iwa è sostenuta da oltre 24.000 associati a livello mondiale, presenti in 106 nazioni. Gli obiettivi di Iwa sono quelli di fornire servizi e benefit a tutti i professionisti del Web, assistendoli nell’avanzamento professionale. Dal 30 agosto 2001 Iwa ha acquisito Hwg e, di fatto, ha iniziato a promuovere gli “standard” del W3C.

Come è nata la sua candidatura a rappresentante di Iwa nel W3C e quale è stato il suo iter?

Di grande rilevanza è stata l’attività svolta in Italia: siamo stati di fatto la prima sezione indipendente dell’Iwa. Seguendo Iwa prima come responsabile italiano, poi come coordinatore europeo e infine come Emea, ho avuto modo di entrare in contatto con altre realtà nazionali. In questi giorni stiamo concludendo i preparativi per il secondo Middle East Webmaster Forum, che si terrà a Dubai, per promuovere anche nel Medio Oriente le “raccomandazioni” del W3C. Da un paio di mesi inoltre, stiamo partecipando attivamente al gruppo di lavoro del W3C per la creazione delle nuove linee guida dell’accessibilità e stiamo avviando il primo progetto Iwa/Hwg per la promozione dell’accessibilità dei siti Web in lingua locale tramite Webaccessibile.org.
Per tutte queste ragioni, la Board Internazionale di Iwa/Hwg ha deciso di incaricarmi di rappresentare Iwa/Hwg all’interno del W3C.

Quanto durerà la sua carica ed il suo lavoro in seno al W3C e al gruppo di lavoro per l’accessibilità?

L’incarico di W3C Advisory Commitee Representative per Iwa/Hwg non ha scadenza naturale se quella della membership. Per quanto mi riguarda, resterò a disposizione della board internazionale fornendo il mio supporto come ho sempre fatto. Nel gruppo del W3C per l’accessibilità penso che resteremo sino al termine della stesura delle linee guida, mantenendo in ogni caso dei contatti con gli esperti internazionali con i quali abbiamo trovato un’ottima sintonia operativa e che – per esigenze linguistiche – abbiamo convinto a farci partecipare alle conferenze tramite Irc e non tramite teleconferenza telefonica: altra piccola vittoria italiana.

Quali sono gli obiettivi che si prefigge in questo periodo?

Come prima attività da avviare è il censimento delle iniziative in corso del W3C che possono essere sostenute da associati Iwa/Hwg, individuando a livello mondiale dei soci che possano seguirle e contribuendo al gruppo di lavoro per l’accessibilità con la partecipazione di persone di diverse nazionalità e culture per ottenere standard applicabili anche in realtà con requisiti semantici particolari.

Iwa/Hwg di fatto potrà portare nel W3C richieste e proposte dei professionisti del Web con l’auspicio di coinvolgere in modo attivo anche i produttori di tecnologie e servizi attualmente presenti nel W3C.

Esistono altre realtà italiane attive nel W3C e nello specifico in gruppi di lavoro sull’accessibilità? È lecito parlare di una “presenza” del W3C in Italia?

Attualmente nel gruppo di lavoro del W3C che si occupa di accessibilità sono presenti 6 italiani di cui 5 associati Iwa/Hwg e Maurizio Boscarol. Questo non significa che altri membri W3C italiani non sostengano tale iniziativa. A titolo di esempio, la Fondazione Ugo Bordoni, che ha avviato il 30 maggio 2002 il servizio www.webxtutti.it, punto di riferimento per l’accessibilità nella Pubblica Amministrazione con un ambizioso progetto: la creazione di un sistema di validazione gratuito dei contenuti dei siti Web. l’Ufficio Italiano W3C è ospitato dall’istituto Cnuce del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e ha funzione di rappresentanza del W3C a livello nazionale, ricordando che attualmente i membri italiani sono 12, tra i quali la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Qual è attualmente l’influenza del W3C e delle sue direttive e linee guida a livello italiano? E per il futuro?

Attualmente il W3C, grazie alle raccomandazioni dell’Unione Europea (progetto eEurope2002) e grazie all’interesse delle istituzioni italiane, ha reso possibile la stesura della Circolare della Funzione Pubblica del 13 marzo 2001 e della Circolare Aipa 6 settembre 2001, con la creazione – tra l’altro – di un’area informativa all’interno del sito del Governo. Putroppo, attuamente, essendo soltanto una Circolare Ministeriale, all’interno della Pubblica Amministrazione le linee guida non sono ancora molto applicate.
Come Iwa/Hwg insieme ad altri membri W3C e ad associazioni che rappresentano i disabili stiamo però motivando il governo a rendere effettiva la raccomandazione dell’Unione Europea sull’accesso alle informazioni tramite Internet, non solo per i siti degli enti pubblici ma anche e per i siti di pubblica utilità: è infatti necessario, soprattutto in vista dell’anno europeo del disabile (2003), che questi siti rispettino la filosofia di Tim Berners-Lee (fondatore del W3C) da noi pienamente riconosciuta e appoggiata: «La potenza del Web consiste nella sua universalità. L’informazione è un diritto per tutti e per questo le pagine Web devono essere accessibili a tutti».

Articolo originariamente pubblicato su Mytech.it



Pubblicato il 13/09/2002 e archiviato in: articoli  
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