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Rimozione del video h.264 da Chrome: una scelta insensata?

Google ha deciso di puntare su WebM e Theora ergendosi a paladina dei formati video aperti, gratuiti e liberi da brevetti: c’è però chi contesta l’operazione e la definisce una forzatura utopistica lontana dalla realtà.

di Nicola D’Agostino

La scelta di Google di escludere l’h.264 e limitare solo a formati open la riproduzione nativa dei video HTML5 in Chrome non è passata inosservata. Se da un lato sono arrivate lodi e sostegno da parte di MozillaOpera e da chi chiede che il video online sia aperto, libero e gratuito dall’altro non sono mancate critiche e obiezioni che contestano praticità, senso e utilità della decisione dell’azienda di Mountain View.

Tra le critiche degne di nota c’è quella di Tim Sneath, che lavora in Microsoft come “evangelizzatore di Windows sul web”. Sneath ha prodotto una raffinata parodia dell’annuncio in cui paragona l’abbandono del formato h.264 da parte di Google a quello dell’inglese da parte del governo gli Stati Uniti.

Nella versione riscritta da Sneath, il “presidente degli Stati Uniti di Google” avverte che l’amministrazione “supporterà l’esperanto e il klingon”, che “valuterà in futuro l’eventuale aggiunta di altri linguaggi aperti e di alta qualità” e che “anche se l’inglese ha un ruolo importante nella comunicazione parlata, il nostro obiettivo è quello di abilitare l’innovazione aperta” e che l’uso ne “verrà proibito e le risorse indirizzate verso linguaggi non contaminati dall’uso comune”.

È bene ricordare che il datore di lavoro di Sneath, Microsoft, ha una posizione interessata in materia di video dato che fa parte delle aziende che hanno concesso in licenza le proprie tecnologie per l’uso nel AVC/H.264. Detto questo la critica non è affatto peregrina e evidenzia come da un punto di vista pragmatico la decisione di Google abbia poco senso e sia anzi controproducente per la sua utenza.

L’h.264 è oggettivamente valido dal punto di vista tecnico ed già molto diffuso sul web, a spese dell’uso (e abuso) di Flash. ignorare tutto questo per spingere due formati come WebM e Theora vuol dire penalizzare nell’immediato l’utenza con una scommessa un po’ tardiva e parecchio rischiosa. 

Articolo originariamente pubblicato su Mytech.it



Pubblicato il 15/01/2011 e archiviato in: articoli  
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