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Non tutto il software è perduto! Legale o no, riciclarlo conviene

Quanti bit sprecati nella rincorsa all’ultima versione! Qualcuno ci ha pensato ed ecco in rete ricchi giacimenti di programmi non più in commercio. Legali e un po’ meno.

di Nicola Battista e Nicola D’Agostino

Come risolvere il problema della “pirateria” del software, in particolare di quella casalinga, a opera di utenti privati che magari detengono vecchi programmi per puro spirito di collezionismo, perché non possono permettersi l’acquisto dell’ultimo, costoso software o per continuare a far vivere vecchi Pc destinati all’abbandono in polverose soffitte?
Non è affatto un concetto nuovo: più volte e da più parti è stata reiterata una proposta del tipo di quella che già nel 1994 Raf “Valvola” Scelsi lanciava nell’antologia No copyright (Shake Edizioni): «Cosa chiedere dunque ai produttori di software? Una richiesta ragionevole potrebbe essere quella di annullare il copyright sulle vecchie versioni del software, nel momento in cui vengono fatte uscire le nuove release dei programmi, per permettere un accesso pubblico e gratuito a pacchetti informativi che possono essere socialmente utilizzati senza costituire danno dal punto di vista economico».
Una cosa del genere – che magari farebbe inorridire diversi colossi del software – permetterebbe l’utilizzo libero di software ormai obsoleti, per una serie di scopi di vario tipo, soprattutto sociali (per esempio permettere ai meno abbienti di lavorare con un elaboratore di testi o altro software).
C’è da dire che non di vero e proprio “annullamento” del copyright si dovrebbe parlare (le software house potrebbero scegliere di restare legittime proprietarie del codice sorgente, del design, dell’idea contenuta nel programma o della trama di un videogame, e potrebbero produrne nuove versioni commerciali migliorate) ma più che altro di una distribuzione freeware (libera e gratuita) di software comunque coperto da copyright.
Questa proposta non è del tutto caduta nel vuoto; possiamo individuare almeno due tipi di reazioni in risposta a questo tipo di esigenza.

Legali, anzi non proprio

Un po’ ovunque nella rete sono sorti siti dedicati all’abandonware: in pratica esattamente come esistono siti pirata (che magari spariscono da un giorno all’altro per riapparire altrove e in altra forma) che distribuiscono tonnellate di software disponibili commercialmente, si sta verificando da tempo il fenomeno di siti di questo tipo specializzati in programmi “vecchi” o “abbandonati” dai produttori (perché la software house ha chiuso i battenti anni fa o semplicemente in quanto il prodotto è stato posto fuori catalogo, e quindi non è più venduto né supportato in alcun modo).
Siti che intendono preservare la memoria storica di Internet e dell’home computing; o più semplicemente, che vogliono consentire ai maniaci dei videogame di continuare a divertirsi con i vecchi giochi non più in commercio (dagli adventure testuali della Infocom alle Rom degli emulatori, che riproducono fedelmente giochi un tempo utilizzabili solo su home computer leggendari come Commodore 64, Spectrum, Vic 20; consolle come Neo Geo e Colecovision; arcade game che un tempo si trovavano nei bar e nelle sale giochi e che da anni non sono più disponibili).
Se questo tipo di siti si trovano a essere in una situazione di dubbia legalità, bisogna riconoscere vero che più i programmi sono datati e maggiori sono le chance che la software house non esista più o che essi siano comunque fuori catalogo, con un danno quindi nullo o quasi per gli aventi diritto (chi comprerebbe oggi un gioco pensato per girare su un processore 80286 o – peggio ancora – su un 8086?).
Tra questi siti troviamo cose come una Top 219 dell’abandonware, siti dedicati ai giochi (Abandon Games e il bellissimo Home of the Underdogs dal design davvero accattivante) e siti “generalisti” come Abandoned Places, Flashback Abandonware e Abandonware.nu. E persino Yahoo! dedica un posto a questo argomento, nel suo ampio index. A questo proposito vale la pena nominare il Mame (Multiple Arcade Machine Emulator) che rappresenta la punta dell’iceberg, la parte più visibile (e popolare) del fenomeno degli ultimi anni: l’emulazione. Sviluppato da un vasto team di appassionati coordinati dall’italiano Nicola Salmoria e disponibile per vari sistemi operativi, il Mame è un programma che riproduce con estrema fedeltà i vecchi videogame da bar o sala giochi grazie all’utilizzo del codice originale, estratto dalle Rom dell’epoca e archiviato in file. File che sono spesso ancora protetti da vari copyright ma che circolano in rete e vengono “liberamente” usati, per la gioia di tutti coloro che negli anni ‘80 passavano ore e ore (e spendevano fior di soldi) con Frogger, Amigo o Ghosts’n’Goblins.

Ma c’è anche un abandonware legale

Ma occorre notare che esistono siti che fin dal nome dichiarano invece le loro intenzioni: Legal Abandonware, per esempio, è una scarna paginetta finlandese che rimanda a giochi ora distribuiti legalmente a titolo gratuito dalle stesse software house (e ci sono anche nomi noti come Sierra e Epic Megagames). Alcuni di questi programmi sono caricati proprio sul Web o sui siti Ftp ufficiali delle case produttrici.
Ma questa politica non è solo praticata nel mondo dei videogiochi: la Apple, per esempio, fornisce ormai da anni gratuitamente diverse vecchie versioni dei sistemi operativi per Mac Os direttamente sul suo sito Ftp, mentre in altri casi ha dato il placet a iniziative analoghe di user group cioè gruppi di utenti. In maniera simile si sono mosse anche alcune software house, tra cui la Corel con versioni anzianotte o “ridotte” dei suoi programmi Word Perfect e Corel Draw e la Macromedia con Freehand.
Degno di nota è il fatto che iniziano a comparire petizioni organizzate in rete, che chiedono pubblicamente e ufficialmente una diffusione libera e gratuita delle vecchie versioni di programmi (e magari sistemi operativi). Si sta assistendo in pratica alla formazione di movimenti di opinione su Internet su questi argomenti; un esempio lampante è la nascita di un sito che verte attorno alla richiesta degli utenti Pc a Apple di avere una versione del sistema operativo Mac Os X per Intel.

Legale è sempre più bello

Se dunque alla base del fenomeno abandonware ci sono senza dubbio motivi nostalgici da un lato e richieste di legalizzare per usi “sociali” dall’altro, è anche vero che il tutto poggia su una base culturale ormai diffusa, fondata dai concetti di public domain, freeware e shareware (che esistono da anni e sono concorrenti temibili dei software commerciali “classici”).
A tutto questo si aggiunge la spinta impressa dal movimento open source. Infine, da non trascurare è un dato che traspare: una diffusa voglia di legalità in controtendenza a quanto si dice in giro sulla pirateria. Così, mentre da un lato Microsoft non traduce il nuovo Office per Mac Os in italiano perché lamenta uno scarso mercato locale (anche per i soliti motivi legati alla “pirateria”) e quindi nega l’aggiornamento del software agli acquirenti del precedente Office italiano, dall’altro sorgono mercatini legali di vecchio software on line (Ebay.com, Qxl) e off line.

Articolo originariamente pubblicato su Mytech.it





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