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Nintendo picchia duro sull’emulazione

Il colosso del videogame brevetta l’emulazione di console portatili su altri dispositivi e parte all’attacco. La prima vittima è l’emulatore Firestorm, che decide di non cedere, cambiando strategia.

di Nicola D’Agostino

Il 6 gennaio di quest’anno, negli Stati Uniti, Nintendo ha ricevuto la concessione relativa ad una richiesta di brevetto presentata nel novembre del 2000. Dietro il numero 6,672,963 si cela un documento che concede allo storico produttore di console un brevetto relativo a “software per l’emulazione di una piattaforma per videogame handheld su una piattaforma a bassa capacità (ad esempio un display in uso su aerei o treni, un Pda o un telefono cellulare)” e che specifica “una serie di caratteristiche e ottimizzazioni che forniscono grafica e suono di alta qualità e che ripropongono l’esperienza di gioco della piattaforma originaria”.

Nintendo pone così un chiaro veto sull’emulazione della fortunata serie GameBoy, veto che pare abbia intenzione di imporre con forza, come ha scoperto la canadese software house Crimson Fire. Questa è la produttrice di un emulatore, Firestorm, che gira su un palmare con sistema PalmOS e, il 12 marzo, data designata per il rilascio del software, è stata raggiunta da una lettera di diffida dei legali di Nintendo.

Il colosso giapponese in realtà non è nuovo ad un approccio duro nei confronti dell’emulazione di vecchi videogiochi, fenomeno che, per sua stessa definizione, stride in più punti con brevetti e copyright e vive spesso ai confini della legalità e del lassez-faire.

Già nel febbraio del 1999 l’azienda si era scagliata contro UltraHLE (Ultra High Level Emulator), emulatore della sua console Nintendo N64, ottenendo la rimozione del programma dal sito degli sviluppatori sulla base di accuse di incentivazione della pirateria.

Nello stesso periodo la concorrente Sony si era mossa contro l’emulatore di Playstation Virtual Game Station della Connectix, prodotto che finì per rilevare con l’unico scopo di interromperne lo sviluppo e la diffusione.

La risposta della Crimson Fire è però tutt’altro che accondiscendente: l’azienda ritiene le accuse infondate e ha intenzione di combattere sul terreno legale, anzitutto trasformando Firestorm da prodotto commerciale in software open source gratuito, rilasciato con licenza Gpl e eliminando così l’accusa di voler trarre profitto sfruttando i prodotti Nintendo.

Dalla vicenda emergono però con forza alcune questioni sempre più attuali e che attendono di essere affrontate. Il brevetto concesso è, su un piano generale, la conferma di una preoccupante tendenza a rivendicare diritti su tecnologie e concetti anche di uso comune a cui si affianca, nello specifico, la messa a repentaglio anche di tutto un panorama, culturale e commerciale.

L’emulazione di videogame infatti consta non solo di progetti amatoriali no-profit per appassionati di retrogaming, ma anche del filone, interessato e spesso baciato dal successo, dei giochini su cellulari, palmari e su altri dispositivi elettronici.

Si ringrazia Nicola Battista per la collaborazione

Articolo originariamente pubblicato su Mytech.it



Pubblicato il 15/03/2004 e archiviato in: articoli  
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