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In arrivo gli smartphone con Ubuntu: ecco chi li produrrà

Due OEM per Canonical: uno in Asia e l’altro in Europa. I primi modelli saranno disponibili nel corso del 2014

di Nicola D’Agostino

Ubuntu phones

Canonical ha annunciato di aver concluso accordi con due OEM, due aziende che produrranno e venderanno i primi modelli di smartphone basati sul sistema operativo Ubuntu, che promette di sposare ambito "mobile" e desktop. La scelta è caduta su due realtà molto distanti geograficamente e come approccio: il produttore cinese Meizu e lo spagnolo bq

Con Ubuntu nella versione Touch, Canonical si propone come quinto (o sesto?) soggetto nel difficile mercato smartphone (e tablet). Il fondatore di Canonical, Mark Shuttleworth, e i vari partner – tra cui c’è anche Telecom Italia – puntano a conquistare una piccola ma preziosa percentuale dello spazio lasciato libero da Android e iOS, spazio al momento conteso da vecchie e nuove presenze: Symbian, Windows Phone, Firefox OS ma anche Sailfish OS.

Meizu è un produttore di smartphone di fascia alta (che in passato ha cercato di scimmiottare l’iPhone) presente in Cina ma anche a Hong Kong, in Israele, Russia e Ucraina, mentre bq opera esclusivamente in Europa dove commercializza cellulari, tablet, e-Reader (ma anche kit di robotica) e che nel 2013 ha prodotto un milione e mezzo di dispositivi diventando il "secondo venditore di smartphone sbloccati" in Spagna. 

Gli smartphone con Ubuntu arriveranno nel corso di quest’anno e saranno disponibili all’acquisto sui siti dei due produttori e su Ubuntu.com. Come già succede per Android ci sarà per gli OEM l’opportunità di personalizzare l’esperienza utente e il software. Inoltre nel comunicato si legge che sia bq che Meizu produrranno cellulari con "hardware di fascia media e alta", posizionandosi quindi agli antipodi rispetto a Firefox OS.

Da non sottovalutare anche che i partner possono appoggiarsi a un nome e un’azienda nota ed affermata grazie al suo sistema operativo basato su Linux, e soprattutto possono offrire una soluzione che va al di là dell’uso "mobile". Uno smartphone con Ubuntu, opportunamente collegato a monitor, tastiera e mouse, può trasformarsi in una postazione di computing vera a propria, offrendo l’apprezzato desktop di Ubuntu Linux e il relativo parco software. 

È un approccio non dissimile a quello adottato da Microsoft con l’ultimo Windows, ma è ancora da vedersi se questo interessante plusvalore sarà un’attrattiva sufficiente ad attirare anche chi non è uno sviluppatore o amministratore di sistema professionista o un appassionato e sostenitore delle soluzioni open e free.

Una versione di questo articolo è stata pubblicata su Panorama.it



Pubblicato il 21/02/2014 e archiviato in: articoli  
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