NicolaD'Agostino.net

ARTICOLI / GRAFICA & WEB / TRADUZIONI
/ INFO - ENGLISH CONTENT

illustrazione nicoladagostino.net

OpenSource » Il balletto dei marchi

Molti dei prodotti più noti dell’industria del software hanno alle spalle una storia poco nota fatta di acquisizioni, passaggi di mano e cambi di marchio. Esploriamo alcuni tra i casi più interessanti.

di Nicola D’Agostino

La vicenda SCO-Linux, oltre a costituire una delle telenovele più seguite e avvincenti dell’ITC mondiale, ha avuto il dubbio merito di puntare ancora una volta i riflettori sulle vicissitudini di UNIX e sulle molte aziende ed entità che ne hanno reclamato (e ne reclamano tuttora) la proprietà.

UNIX: un balletto lungo tre decenni.

Originato presso i laboratori Bell, il sistema multiutente e multitask più noto del mondo è stato ereditato da AT&T e da questa ceduto, con tutta la sua divisione di sviluppo, nel 1993 alla Novell. Novell tenne per sé la tecnologia ma cedette il copyright del marchio "UNIX" a un ente che sovrintendesse le varie versioni dell’OS. Il gigante del networking però non ha retto a lungo (una costante che ritroveremo più avanti) e già nel ’95 aveva venduto alla Santa Cruz Operation, azienda che sin dagli anni ’80 aveva sviluppato versioni di Unix per le piattaforme più disparate. SCO, a sua volta, ha passato UNIX nel 2000 a Caldera ed ha cambiato nome in Tarantella (collaborando tra gli altri con Novell).
L’ultimo atto di questo valzer durato più di trent’anni è del 2002 e rende la vicenda ancora più contorta: in questa data Caldera ha acquisito da Tarantella il nome di SCO per usarlo come marchio operativo (pur rimanendo a tutti gli effetti Caldera International).

A chi si sentisse un po’ confuso da questa sequenza non possiamo che dare ragione. Tuttavia non bisogna dimenticare che nel mondo degli affari i cambi anche vorticosi di proprietari e finanziatori sono all’ordine del giorno e le software house e i loro prodotti, con bilanci e profitti milionari, non fanno eccezione e devono essere pienamente inquadrati in quest’ottica.
Ecco perciò spiegato come il Digital-Unix di DEC (Digital Equipment Corporation) abbia assunto nel corso degli anni (e del passaggio di proprietà) il nome di tru64, di Compaq64 e infine di HP tru64.

Sic transit gloria transistor

Un altro esempio lampante lo si ha nel caso di ditte in difficoltà o in liquidazione, come successo a due capisaldi dell’alfabetizzazione informatica degli anni ’80: Commodore e Sinclair.

La casa del mitico C64 nasce nel 1955 grazie a Jack Tramiel, figura leggendaria della storia dell’informatica, ebreo, sopravvissuto ad Auschwitz ed emigrato negli States modella la CBM, Commodore Business Machine sulla falsariga della più nota IBM e, con il PET ma sopratutto con i vari VIC20, C64 e C16 è divenuta un marchio leader dell’informatica casalinga. Ai computer nominati dobbiamo aggiungere il mitico Amiga, progetto (e marchio) originato dalla piccola Hi-Toro e soffiato nel 1984 alla concorrente Atari, in una vicenda risoltasi poi in sede legale. L’enorme successo di Amiga non ha però impedito alla Commodore di fallire nel 1994, finendo smembrata e passando di mano in mano fino a ricomparire in un tentativo, poco riuscito, dell’ultimo possessore in ordine di tempo, la tedesca Tulip Computers di sfruttare il nome e sopratutto il fascino dei vecchi videogame.

em@ilerplus

Altro esempio non proprio fulgido di acquisizione fu quello toccato a Sinclair: Amstrad, terza (o quarta) "incomoda" sul mercato inglese degli home computer, sempre dietro l’accoppiata Sinclair-Commodore, finisce per assorbire la sua rivale britannica nel 1986. Ironia della sorte vuole che lo Spectrum e le sue evoluzioni restino comunque nel cuore degli appassionati ben più di quanto i vari Amstrad CPC non abbiano fatto, costituendo anche buona parte dell’attivo dell’azienda. Anche in questo caso il periodo recente ha visto un rilancio del marchio Spectrum, con l’incorporazione di un emulatore nel telefono digitale multifunzione "em@ailerplus" di Amstrad, lanciato nel 2002 e, pare, baciato da discreta fortuna nel Regno Unito.

La vita segreta di due sistemi operativi

Ma torniamo ancora ai nomi di SCO, Caldera e UNIX, che ci riservano altre intricate vicende.

Una di queste è la storia di Xenix, versione di UNIX nata quando, a cavallo del 1980, Microsoft pagò ad AT&T due milioni di dollari per la licenza di utilizzo. Il piano originario consisteva nello sviluppo di una versione di UNIX (di cui però non era possibile usare il nome) per i numerosi processori a 16 bit che all’epoca si stavano affacciando sul mercato: lo
Zilog Z-8000 il Motorola 68000 il National 16000 e naturalmente l’Intel 8086. Quest’ultima versione così come le altre fu in realtà realizzate con l’aiuto fondamentale di un’azienda di consulenti e sviluppatori Unix fondata nel 1979, tale Santa Cruz Operation. Tra l’83 e il ’90 vennero rilasciate diverse versioni per processori x86 di Xenix, noto anche come "Microsoft Xenix", che la Microsoft oltre a commercializzare, adottava internamente per gran parte delle attività, dal leggere la posta allo sviluppo di applicazioni alla stesura dei manuali, fossero effettuate su terminali Xenix. La "morte" di questa versione si ha verso la fine del decennio quando nasce ufficialmente UNIX per processori Intel x86, sempre firmato da SCO e in cui sono confluiti un po’ dei "geni" di Xenix, tant’è che Microsoft rivendicherà dei diritti in merito fino al 2000, anno in cui ha venduto le proprie quote di azioni SCO, con cui ebbe a lungo un contenzioso.

Sempre legata a Microsoft ed ai PC IBM è la storia di CP/M e del DR-DOS.
Il CP/M della Digital Research ha rappresentato il primo sistema operativo base di uno standard e per solo per caso non è divenuto l’OS di riferimento del personal computer di IBM. Come tutti sanno si affermò invece la "soluzione di rimpiazzo" creata da Microsoft sulla base di un clone del CP/M, il Q-DOS. E’ per questo che, dopo alcuni anni dediti ad una "rincorsa impossibile", nel 1988 il CP/M, ricomparve sulla scena, modificato nella sostanza (con la possibilità di far girare i programmi MS-DOS) e nel nome (come DR-DOS). Gli anni successivi hanno visto una lotta senza quartiere con Microsoft, che ha tentato di mettere in tutti i modi i bastoni tra le ruote al DR-DOS, finendo per dover affrontare in tribunale le accuse di monopolio e concorrenza sleale sostenute da… Caldera. Con un vago sapore di deja vu anche l’ex CP/M era infatti passato di proprietà, nel ’91 dalla Digital Research alla Novell (che voleva contrastare così il colosso di Seattle) e, nel ’98, alla Caldera. Quest’ultima si accordò poi in sede extra-legale con Microsoft per una somma mai rivelata ma presumiamo sostanziosa. Purtroppo l’odissea del DR-DOS non era ancora finita: fu ancora una volta ceduto, prima alla Lineo e, in tempi recenti (2002), alla Device Logics, che hanno impiegato il sistema operativo prevalentemente in usi "embedded".

Pesce grosso mangia pesce piccolo.

Molti dei "balletti di marchi" sono naturalmente riconducibili a grosse aziende che inglobano o attraggono nella propria sfera gravitazionale prodotti che ritengono interessanti o, peggio, pericolosi.

Il primo caso è ben rappresentato dalla Adaptec, che oltre che produttrice di schede e adattatori (celebre la sua offerta in campo SCSI) si è costruita anche un certo nome nel software per la masterizzazione. Il suo programma per Windows Easy CD è stato rilevato (ideatori inclusi) dalla originaria Incat nella prima metà degli anni ’90 così come la controparte per Macintosh, Toast, proviene dalla Astarte, saccheggiata anche da Apple. Non paga di questo, Adaptec ha deciso di dedicarsi esclusivamente all’hardware, creando un proprio marchio per il software ed i servizi (il nuovo Napster, ad esempio) così che Easy CD e Toast ora risultano nel catalogo della "associata" Roxio.

Il secondo è il caso della Connectix, il cui eccellente emulatore di Playstation "Virtual Game Station" ha attirato gli strali della Sony che l’ha prima attaccata e in seguito ha rilevato il prodotto per fermarne lo sviluppo (e la sua diffusione).

La Connectix merita particolare attenzione perché (come Metacreations che vedremo più avanti) è un lampante caso di "diaspora": la sua webcam "QuickCam" è passata alla Logitech e, ultimo in ordine temporale, il suo emulatore Virtual PC è stato acquistato, team di programmatori inclusi, lo scorso anno da Microsoft, mossa che fece sulle prime pensare ad un replay dell’affaire Sony.

Questo ci porta all’azienda fondata da Paul Allen e William Gates, sulle cui già contestate e chiacchierate mosse e politiche di mercato non ci soffermeremo. Puntiamo invece i riflettori sulle acquisizioni di alcuni tra i suoi prodotti di punta., talvolta chiamate (ironicamente?) "fusioni".

La più recente, e forse quella più imponente, risale al 2000, anno in cui è stata "annessa" Visio!, ditta autonoma produttrice dell’omonimo programma per la creazione di grafici, presto integrato senza soluzione di continuità nel pacchetto Office.
Non sappiamo però quanti siano al corrente che un altro prodotto di rilievo, Powerpoint, non è affatto nato in sede ma è giunto nel 1987. Inizialmente nato come "Presenter", Powerpoint fu rilasciato nella sua versione 1.0 proprio nell’87 per Macintosh ed era frutto della ditta Forethought. Sorte simile è toccata al database FoxBasePro, oggi prefissato dal termine "Visual" e parte (poco nota) della suite "Visual Studio" di Microsoft.

Fox Pro

La produttrice originaria, la Fox, era una concorrente della Ahton-Tate e FoxBasePro era appunto un clone del database dBase. Per questo motivo FoxBasePro fu
portato in tribunale dalla Ashton-Tate e poi dalla Borland che aveva acquistato dBase ma che finì a sua volta citata dalla Lotus con le stesse accuse (quando in realtà avevano tutti implementato un sistema della NASA).

Fame anche alla Apple

Niente male anche la ditta di Cupertino che, oltre alla nota acquisizione della NeXT nel 1997 e quella recente di Emagic (il cui applicativo musicale Logic però continua a rimanere prodotto e targato dalla casa tedesca) ha assorbito prodotti, tecnologie e marchi nel corso degli anni. Eccone alcuni.
Il programma iTunes deve le sue origini al popolare MP SoundJam, il cui deatore è entrato in forze alla Apple. Collegato è l’acquisto di CD Master della Radialogic, integrato in Mac OS con il nome di Disc Burner. L’offerta di produzione di DVD, con i due software iDVD e DVD Studio Pro, si deve invece al "desaparecido" Astarte DVD della Astarte, che con questo rimane orfana di ben due "figli".

Nutrito anche il carniere delle applicazioni video: negli ultimi anni Apple ha catturato e fuso nel suo programma di composizione video Shake, l’omonimo prodotto della Nothing Real ed il suo concorrente RAYZ della Silicon Grail. Viene invece da una fonte ben più importante il software Final Cut (e con esso le due filiazioni Final Cut Express e iMovie) concorrente agguerrito di Premiere della Adobe. Final Cut ha infatti avuto origine presso l’antagonista di quest’ultima, Macromedia. Che sia una coincidenza?

Degno di nota anche l’iter di Macromedia, nata a Chicago nel 1985 come Macromind. All’epoca il suo unico prodotto, su cui si pensò di puntare tutte le carte era un tool di sviluppo multimediale. Qualcuno forse lo riconoscerà con il nome che ha assunto in seguito, Director.

L’asso pigliatutto Corel, le mille vite di Word Perfect e la indecisa Novell

Posto di rilievo nel rilevare ed assorbire programmi provenienti dalle fonti più disparate spetta anche a Corel, a cui spetta probabilmente il primato per aver accolto alcuni dei software "veterani".

Uno di questi è il pionieristico impaginatore Ventura. Nato nel 1986 da un minuscolo gruppo di sviluppatori sotto il nome di Ventura Software, il pacchetto era inizialmente distribuito da vari soggetti, tra cui la ditta da cui provenivano i programmatori, Xerox. Questa ha man mano assunto un ruolo più importante fino al 1989 quando oltre al marketing e al supporto, ottenne anche il codice sorgente. La versione 3 era in tutto e per tutto di Xerox Desktop Sofware e in seguito usò il nome di Ventura Software Incorporated producendo anche altri programmi targati "Ventura". Da qui, nel 1993, il passaggio a Corel (che aveva appena creato Draw) con il nome di Corel Ventura Publisher.

Altra eredità raccolta da Corel è quella relativa a WordPerfect ed ai programmi di Borland, mossa che automaticamente le passò anche il testimone di "anti-Microsoft", anche se in seconda battuta rispetto a Novell.

Borland, fondata dal francese Philip Kahn, con la sua politica di prezzi bassi e programmi validi e ben ottimizzati durante gli anni ’80 aveva rappresentato una logica alternativa alla più esosa produttrice dell’MS-DOS mentre Word Perfect, nato nel 1979 per la Satellite Software International (poi WordPerfect Corporation) era l’ex-campione il cui titolo era stato "usurpato" da Word.

Due i prodotti provenienti dall’azienda di Kahn: il database Paradox, che Borland aveva comprato a sua volta dalla Ansa-Software e il foglio di calcolo Quattro Pro. Questi finirono inizialmente nel carniere Novell, che, nel 1994, aveva messo le mani anche su Word Perfect.

Novell include WordPerfect nel pacchetto Perfect Office insieme a Quattro Pro e a Paradox (anche se solo "in licenza"). Eppure, nonostante il tentativo di costruire un simile pacchetto sia innovativo (all’epoca l’unico serio rivale era Lotus Smartsuite): davanti a Microsoft Office, Perfect Office finisce rapidamente nell’oblio. WordPerfect comunque sopravvive e l’elaboratore di testi (con Quattro Pro e la licenza di Paradox) viene acquisito nel 1996 da Corel Corporation che ancora oggi lo produce e distribuisce, anche nel pacchetto WordPerfectOffice. Ironia della sorte vuole che qualche anno fa per un certo periodo quote cospicue di Corel si sono trovate in mano a Microsoft: anche se per poco, WP è stato quasi di proprietà del suo più temibile concorrente. Casualmente proprio in quello stesso periodo Corel ha interrotto lo sviluppo sia della sua versione di Linux che di WordPerfect per il sistema del pinguino.
Una nota curiosa è tuttavia quella che vuole che alcune parti del vecchio Perfect Office non siano passate a Corel ma restino di Novell, che ha diverso personale all’opera su OpenOffice/StarOffice, antagonista attuale di Office, in cui potrebbe finire una piccola parte del "dna" informatico di WordPerfect.

Diaspore e profughi da raccogliere

Non finisce qui la lista delle applicazioni raccolte e perpetrate da Corel. Capitolo a parte meritano infatti quelle software house che, per un motivo o per l’altro sono state colpite da una sorta di diaspora e costrette a spargere e disseminare i propri frutti.

Alle già elencate Borland e Connectix dobbiamo segnalare la Metacreations, un tempo particolarmente forte nel settore della grafica bi e tridimensionale ma che 1999 ha smistato gran parte dei suoi programmi verso altri lidi.
Se la Scansoft si è aggiudicata tre degli ex programmi della Kai, Super GOO, Photo SOAP e Power Show facendo e diventando in questo modo la terza ditta a proporli ecco che Kai Power Tools Effects, Vector Effects, Bryce e Painter sono finiti alla Corel, che per l’occasione li ha riuniti in una sottoetichetta creata ex-novo e chiamata "Procreate" il cui simbolo, un coniglio, gioca sul doppio senso della parola. Il cambio di marchio si fa sentire particolarmente per Painter, nato alla Fractal Design, passato a Metacreations poi a Corel ed infine targato Procreate. Niente male…

Altra ditta scomparsa è la storica Aldus, che diede inizio, insieme ad Apple ed Adobe, alla rivoluzione del Desk Top Publishing nel 1985 (e responsabile anche della nascita di Visio). Il glorioso Aldus PageMaker è stato rilevato dieci anni dopo dalla Adobe, che, dopo averlo proposto per altri otto anni, lo sta pensionando a favore del più nuovo Indesign.

Aldus Freehand

Pochi invece sanno che fu proprio Aldus a commercializzare, su licenza dei creatori della Altsys, un programma di illustrazione vettoriale alternativo ad Illustrator e che ora fa parte dell’arsenale di Macromedia: Freehand.
Tirata d’orecchie virtuale infine per Adobe che ha rilevato in toto la Ares, produttrice tra gli altri dei programmi FontMinder, FontChameleon, FontHopper, FontMonger e FontFiddler, che probabilmente davano fastidio ai suoi piani.

La triste fine della Hercules, la ditta che (vorrebbe ma) non può morire

Chiudiamo l’articolo con un caso limite che vede protagonista la Hercules, un tempo produttrice di schede video e leader del settore. La sua vicenda recente, invece di un dignitoso pensionamento l’ha vista passare di mano in mano alla ELSA e poi alla Guillemot., svuotata progressivamente del suo potenziale tecnologico e del suo passato glorioso, ora solo un nome sotto cui si celano chip della concorrenza, tralaltro con risultati commerciali sempre più deludenti.

Sponsor: chicago

Una versione di questo articolo è stata pubblicata su "OpenSource" n. 8 del 5/2004



Pubblicato il 1/05/2004 e archiviato in: articoli  
Tag: , , , , , , ,


Il sito non ha carattere di periodicità e non rappresenta "prodotto editoriale". Il materiale è riprodotto a scopo puramente informativo e illustrativo e resta di proprietà dei legittimi titolari.

© 2001-2019 Nicola D'Agostino - - ditta individuale - P.I. 01810000685 ingegnere culturale disciplinato ai sensi della legge 4/2013 - Avvertenza sui link