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I microchip per lo Shuttle? La Nasa li cerca su E-bay

L’ente spaziale più famoso del mondo si affida alle aste on line per acquistare microprocessori Intel 8086 e 8088, fuori produzione da anni. Sono i pezzi di ricambio per la sua navicella spaziale.

di Nicola D’Agostino

Secondo quanto riportato qualche settimana fa da New York Times on the Web, la Nasa, a corto di microchip per lo Shuttle, si sarebbe rivolta alle aste del noto sito Ebay, nella speranza di trovare lì quello che non è più disponibile sul mercato. L’ente spaziale statunitense sarebbe così a caccia di componenti elettronici che non vengono più prodotti, gli stessi che, più di vent’anni fa, hanno avuto un ruolo cruciale nel lanciare la famosa navicella spaziale.

Mentre i personal computer hanno assistito a una escalation di diverse generazioni di processori, la Nasa, nell’attesa di terminare un innovativo sistema da 20 milioni di dollari, continua a usare, per il test dei sistemi propulsivi, processori e componenti considerati ormai più che sorpassati anche dall’utenza casalinga. È il caso dei microprocessori Intel 8086 e 8088, introdotti tra il 1978 e il 1979 e noti al grande pubblico come i chip scelti dalla Ibm per la sua prima linea di Pc, poi divenuta uno standard internazionale (per approfondimenti: Intel Microprocessor Hall of Fame).

L’importanza dell’hardware antiquato per la Nasa è un paradosso, dato che è stato proprio questo ente ad aver dato il la all’industria di circuiti integrati all’inizio degli anni ‘60. L’industria ha poi in un certo senso ripagato il debito: la crescente miniaturizzazione dei componenti ha permesso la messa in orbita di satelliti sempre più avanzati e di portare l’uomo sulla luna. Ma il mercato si è poi mosso ancora più velocemente, lasciando indietro persino coloro che l’avevano aperto.

La Nasa, oltre ai chip Intel 8088, ha bisogno in generale di notevoli quantità di ricambi. Per questo motivo ha di recente acquisito una serie di vecchie apparecchiature mediche da cui prelevare e accumulare singole parti (schede logiche, chip e anche lettori di dischetti da otto pollici). Il tutto per non bloccare i voli dello Shuttle, la cui data di ritiro era originariamente fissata per il 2012 ma che verrà probabilmente impiegato fino al 2020.

Ecco il motivo della “caccia ai rottami”, come è stata definita da Jeff Carr, portavoce della United Space Alliance, la ditta di Houston che gestisce la flotta di navicelle. «La mancanza di un singolo componente può essere la rovina per noi» ha aggiunto Mike Renfroe, del Kennedy Space Center, come dimostrato nel caso della ricerca spasmodica su Internet di una scheda obsoleta ma necessaria a sincronizzare i computer dello Shuttle. La scheda è stata infine trovata e acquistata a 500 dollari, cifra considerata comunque conveniente rispetto al costo dei servizi di un ingegnere elettronico.

Alla base del bisogno di pezzi di ricambio sta la “longevità” della tecnologia, il cui utilizzo si è rivelato più durevole delle singole parti. Per creare microprocessori più resistenti alle sollecitazioni sono in corso ricerche presso l’università di Urbana-Champaign in Illinois sull’utilizzo del deuterio al posto dell’idrogeno durante il processo produttivo. Secondo gli esperti questo servirebbe anche ad allungare la vita media dei circuiti che non sono tanto sensibili al passare del tempo quanto alle fasi di accensione e spegnimento e agli effetti della corrente statica.

Con queste problematiche devono fare i conti non solo la Nasa ma anche i numerosi “retrocomputeristi”, persone dedite al recupero (e all’uso) di vecchi calcolatori. Laddove in passato le ricerche venivano effettuate sui cataloghi e nei magazzini dei distributori specializzati, oggi invece non è raro che, sulle aste telematiche di Internet, squadre di tecnici aerospaziali vigilino e si contendano con appassionati gli stessi, preziosi, pezzi.

Articolo originariamente pubblicato su Mytech.it



Pubblicato il 21/06/2002 e archiviato in: articoli  
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