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HACK-IT 2002: controculture digitali a Bologna

Tre giorni di seminari, giochi, feste, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo.Tra computer, hacking e politica.

di Nicola D’Agostino

Dal 21 al 23 giugno si è svolta la quinta edizione dell’HackMeeting, l’annuale incontro delle comunità e delle controculture digitali italiane. Dopo Firenze, Roma, Milano e Catania, quest’anno l’Hackmeeting (noto anche come Hack-it) si è tenuto a Bologna, negli spazi del centro sociale TPO, il Teatro Polivalente Occupato, in Via Lenin. Decine di partecipanti da tutta Italia hanno bivaccato, smanettato, seguito e tenuto seminari, condiviso risorse e in generale “interfacciati” con sotto la morsa del caldo bolognese.

L’Hackmeeting anche quest’anno si è celebrato all’insegna dello slogan no polizia, no giornalisti. Ma se da un lato erano vietatissime (e represse con notevole severità) foto e riprese, fatta eccezione per alcune crew indipendenti autorizzate, dall’altro diverse erano le iniziative di diffusione di contenuti audio-video indipendenti e i seminari dedicati a come produrre usando gli strumenti della cultura open source e del free software. I workshop andavano da Sperimentazioni elettroacustiche a Come farsi una radio in rete usando solo software libero, da Autocostruzione di trasmettitori radio, a CSound e Digital Audio.

Dichiarazioni ufficiali a parte l’ aspetto mediatico è stato rilevante per gli organizzatori. Questo lo si intuisce anzitutto dal luogo in cui si è svolto il meeting, già sede non ufficiale della sezione italiana di Indymedia, passando per la trasmissione integrale in streaming audio su Internet (a cura di RadioCybernet) di tutti gli interventi e per finire con il notevole battage pubblicitario on line ed off line (numerosi i manifesti e volantini per la città) dell’evento.

Uno dei momenti clou è stata, prevedibilmente, la presenza di Richard Stallman, creatore di emacs, fondatore della Free Software Foundation e animatore del progetto Gnu (Gnu’s Not Unix). L’intervento del barbuto programmatore americano e “ultimo degli hacker” (come lo ha definito Steven Levy nel suo Hackers) nel tardo pomeriggio del venerdì ha attirato una notevole folla che ha più volte sottolineato con applausi a scena aperta l’esposizione degli eventi che lo hanno portato ad ergersi come paladino del software libero e a mettere in dubbio la concezione, da lui ritenuta superata e restrittiva, del copyright nell’era delle reti di computer (come recitava il titolo del suo evento).

Da segnalare inoltre la presentazione del libro Hacktivism: la libertà nelle maglie della rete di Tommaso Tozzi e Arturo Di Corinto, edito di recente da Manifestolibri, ma reperibile gratuitamente on line in quanto soggetto, per volontà degli autori, alla licenza GNU.



Pubblicato il 26/06/2002 e archiviato in: articoli  
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