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Comicsblog – Zuda Comics: l’esperienza dell’italiano Zerocalcare

Come funzionava il sito di webcomic della DC Comics? E cosa è successo dopo la chiusura? Il fumettista italiano Zerocalcare ci racconta la sua avventura e che fine ha fatto il suo “Safe Inside”.

di Nicola D’Agostino

logo Zuda Comics

Un anno fa la DC Comics annunciava che Zuda Comics giungeva a termine.

Lanciata nel luglio del 2007, Zuda Comics era un’iniziativa editoriale online dedita alla pubblicazione di webcomic tramite tecnologia Flash di Adobe e aperta anche a autori esordienti. I curatori di Zuda Comics potevano scegliere o commissionare storie a autori particolarmente meritori ma chiunque poteva inviare una submission di otto pagine: tra queste ne venivano scelti dieci e ogni mese i lettori votavano il migliore a cui veniva poi offerto dalla DC un contratto per proseguire il suo fumetto.

Uno degli autori selezionati è stato l’italiano Zerocalcare, che in questi anni ha pubblicato per Becco Giallo, Nicola Pesce Editore, Nda Press e anche su Il Canemucco e che su Zuda Comics ha portato avanti il webcomic “Safe Inside”.
L’ho contattato per fargli qualche domanda.

Che ricordi hai della tua pubblicazione su Zuda Comics?

Uno dei motivi per cui considero significativa la mia esperienza è che temo di aver contribuito a “rompere il giocattolo”…

In che senso?

I contest erano un’idea carina ed innovativa nell’ambito del fumetto (anzi, diciamo del fumetto retribuito, perché a indire un contest sono buoni tutti, a garantire un contratto di un anno a un vincitore diverso ogni mese magari no), ma erano anche una scommessa azzardata: devi innanzitutto riuscire a creare una comunità virtuale di votanti sufficientemente ampia da ridurre quanto più possibile il peso dei “voti per affetto” (insomma quel bacino di voti sicuri su cui può contare qualunque concorrente: amici, famiglia, colleghi, co-forumisti…), inoltre devi fidarti dei gusti che questa comunità esprimerà, visto che chi vincerà avrà il tuo marchio e sarà associato a te (questione solo in parte risolvibile con la preselezione che Zuda faceva ogni mese presentando dieci partecipanti), anche in vista di eventuali trasposizioni cartacee delle opere, che oltre al traffico del sito saranno l’unico ritorno economico che avrai (dal momento che tutti i fumetti online erano gratis).

Zuda Comics - Safe Inside

Però Zuda Comics era un meccanismo che offriva una chance concoreta a autori esordienti e/o sconosciuti, no?

In questo senso io ho l’impressione di avere rotto il giocattolo: nonostante io abbia pochissime pubblicazioni “ufficiali” all’attivo, sono dieci anni che macino manifesti per i centri sociali di tutta Italia e fumetti e illustrazioni per fanzine e concerti punk dalle grandi città alle province più sfigate d’Italia e d’Europa… quindi potevo contare su una comunità molto più reattiva, coesa e numerosa del “fumettista medio”.

Risultato: il sito di Zuda è stato inondato di accessi e di votanti che mi hanno fatto stravincere il contest, ma che poi chiaramente non si sono tradotti in utenti abituali del sito, se non in minima (ma davvero minima eh, che si conta sulle dita di una mano sola mi sa…) parte: intanto perché molti non erano lettori di fumetti, e poi perché c’era lo scoglio linguistico dell’inglese (la mia bacheca era piena di messaggi tipo “aho non c’ho capito un cazzo della storia ma ti voto! Daje!”). Questa cosa ha spiazzato decisamente i gestori del sito ed ha frustrato molto gli altri concorrenti che si sentivano ingannati, ma d’altronde il sistema era questo, ognuno di loro provava a spammare il web coi mezzi che aveva, anche promettendo disegni a chi lo avesse votato in giro per i blog ecc…

Quella vicenda ha messo in luce i limiti e le contraddizioni di quel meccanismo e sui vari forum ha continuato ad essere citata nei mesi successivi, vuoi come geniale macchina da guerra del marketing, vuoi come ignobile truffa dei soliti italiani mafiosi.
Insomma non penso che Zuda abbia chiuso per colpa mia, però penso sia stato un insieme di fattori di cui il mio caso era abbastanza emblematico.

Una volta “vinto”, qual era l’accordo con il sito? Che sforzo era richiesto? E i compensi?

Dal punto di vista della mia qualità della vita, l’anno di Zuda è stato una pacchia. Mi veniva corrisposto praticamente uno stipendio mensile dignitoso per dei ritmi di lavoro a veramente bassa intensità.

Io dovevo spedire una tavola a settimana (in assoluta libertà creativa, gli unici interventi degli editor consistevano nel correggere il mio inglese maccheronico e -una volta- nel coprire un paio di tette…), e per ogni tavola mi davano 250 dollari.
Poi ovviamente il mio approdo a Zuda è coinciso con lo scoppio della bolla speculativa e la crisi ed il crollo del dollaro, ed il mio contratto è scaduto proprio quando il dollaro si riprendeva…

Nel comunicato del luglio 2010 si leggeva infatti che Zuda Comics sarebbe stato riassorbito nel ramo di editoria digitale della DC Comics. È andata così?

Zuda ha chiuso in modo repentino e praticamente senza preavviso. Molti dei fumetti sono così scomparsi semplicemente nel nulla, alcuni, tra cui il mio, sono stati spezzettati in mini-episodi da venti pagine ognuno e traghettati su [Comixology, nda] un’altra piattaforma a pagamento (solo il primo episodio rimane gratis), senza ovviamente che questa decisione venisse minimamente discussa con gli autori.

Al momento della chiusura il mio contratto era da poco scaduto, ed aspettavo che mi dicessero se me l’avrebbero rinnovato per una seconda stagione o meno.
Dopo il passaggio a Comixology mi è stato spiegato che adesso ci avrebbero “buttato nel mercato” e gli eventuali rinnovi dei contratti sarebbero stati legati alle vendite, una roba tipo “it’s capitalism, baby”.

Safe Inside su Comixology

Non si capisce però perché qualcuno dovrebbe pagare per una storia che ha già avuto modo di leggere gratis fino a un mese prima (non c’è nemmeno una pagina inedita).
E poi buttare lì tre episodi a pagamento di un autore sconosciuto al grande pubblico, in mezzo al più grosso supermercato di fumetti online, dove ogni giorno vengono aggiunte centinaia di storie (tra cui le versioni digitali di tutte le testate Marvel, DC, Image, insomma tutto quello che esce tra libreria, edicola e web), equivale a lanciare una biglia in mezzo all’oceano da un aereo. Poi ti stupisci se non la trova nessuno.
Da allora io non ho più sentito nessuno. Però mi hanno mandato a casa una borsa un sacco figa a Natale.

Potresti fare un’edizione con qualcun altro o una italiana? Qual è la situazione a livello di diritti?

I diritti sono tutti della DC, per qualsiasi uso (pubblicitario, di riproduzione, di stampa ecc) ed ogni decisione è in mano loro, solo chi non è stato traghettato sulla piattaforma a pagamento ha avuto i diritti indietro, noi invece no. Così io mi trovo con una storia “bloccata”, prigioniera del più grosso supermercato virtuale di fumetti, e ogni tanto cerco di convincere qualche editore a chiedere alla DC di comprarsela, così poi posso continuarla (aho parla di zombi! è il trend del momento!). Ma ancora non m’ha dato retta nessuno, mannaggia. :)

Nota: le immagini sono tratte dal sito di Zuda Comics e da Comixology e sono (c) di DC Comics e dei rispettivi detentori.

Articolo originariamente pubblicato su Comicsblog.it



Pubblicato il 4/07/2011 e archiviato in: articoli  
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