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Come ti svelo il pedofilo

Pensava di nascondere la sua identità con un colpo mal assestato di Photoshop ma è stato svelato dall’Interpol e dalla polizia tedesca e poi arrestato in Asia dopo che la sua foto in chiaro è stata diffusa sul web.

di Nicola D’Agostino

È la storia recente a lieto fine della caccia a un pedofilo di origine canadese, soprannominato ‘Vico’, che aveva messo le sue foto con le vittime su Internet ed aveva camuffato il suo volto usando il filtro con effetto spirale, il twirl.

Nella scheda diffusa dall’Interpol il viso è decisamente riconoscibile nonostante fosse in origine un vortice di colori, cosa che è stata descritta in toni un po’ esagerati come il risultato di tecniche segrete di fantomatici “esperti”.

Il New York Times che parla dell'immagine svelata e mostra il risultato

Tecniche poco segrete

In realtà quanto fatto dagli “esperti” dell’Interpol non è affatto segreto né tantomeno richiede strumenti particolari o inaccessibili ai più come sa chiunque abbia un po’ di dimestichezza con Photoshop o equivalenti. L’errore del pedofilo -e quindi la fortuna delle forze dell’ordine- è stato quello di aver usato il twirl, un filtro il cui effetto si può invertire abbastanza facilmente ritornando ad una versione dell’immagine identica o quasi all’originale.

L’effetto spirale infatti non elimina l’informazione contenuta nel file, a differenza del mosaico o della cancellazione o copertura con aree di colore, ma semplicemente sposta i dati. Se i pixel vanno persi è piuttosto difficile recuperarli e bisogna provare ad interpolarli come quando c’è una sfocatura, o con quanto si fa negli “ingrandimenti” digitali.
Se però i pixel sono stati solo traslati in una o più direzioni basta capire quale sia stata la funzione applicata e l’area interessata per poterne invertire gli effetti anche andando a tentativi. Questo è particolarmente facile per parecchi degli effetti di distorsione come le coordinate polari, l’effetto sfera o nel nostro caso quello spirale.

In pratica

La stessa finestra di anteprima con cui si applica l’effetto è il migliore alleato nel cercare di invertirne il risultato. Nel caso in oggetto del pedofilo dobbiamo giocare con l’effetto spirale che in Photoshop si richiama dal menù Filtro, scegliendo “Distorsione” e da lì la sottovoce “Effetto spirale…”

Rimozione del twirl da un volto (noto)

Notiamo però che la deformazione è limitata ad un’area precisa, quella del volto. E applicare l’effetto spirale a tutta l’immagine non ci conduce da nessuna parte. Bisogna fare esattamente gli stessi passi di chi ha manipolato in origine il file e cioè cominciare con una selezione.

Fate la vostra scelta

Per limitare l’applicazione del filtro e invertirne l’effetto bisogna riselezionare la stessa area. Due aspetti fondamentali sono individuare sia il centro della selezione che la grandezza dell’area. Nel caso di una delle foto manipolate, la più vista, la selezione era un cerchio quasi perfetto e si potrebbe procedere in questo modo: selezioniamo un cerchio con lo strumento selezione ellittica e cioè il marquee tool (tasto M) in Photoshop, normalmente impostato sulla selezione rettangolare. Per fissare il centro e espandere la selezione settiamo come opzione “proporzioni fisse” (proportional width se in inglese). Ora bisogna centrare bene la selezione usando come bersaglio il “riccio” che si genera al centro in seguito all’effetto spirale. Poi tenendo premuto il tasto alt allarghiamo la selezione fino a dove ci sembra che finisca l’effetto di distorsione. A questo punto applichiamo il filtro spirale in dosi negative (o positive, a second della direzione del twirl) guardando nella finestra di anteprima il risultato.

Eccoci sulla buona strada per ricostruire il volto

Se solo parte dell’immagine si ripristina vuol dire che la selezione non è precisa e bisogna rifarla e riprovare ad invertire il filtro.

Le dimensioni contano

In realtà come si può constatare facendo qualche esperimento empirico non è vero che invertire il filtro spirale ci restituisce un’immagine perfettamente identica all’originale. C’è una piccola perdita di dati nei vari passaggi e anche un po’ di deformazione. Questa si nota anche nelle immagini ottenute e diffuse dall’Interpol in cui il volto del ricercato è un po’ storto e deformato. Avere un file di partenza ad alta risoluzione (cioè di grosse dimensioni) può aiutare per poter poi equalizzare (ad esempio a colpi di contrasto) e rendere più evidenti e leggibili i dettagli, nel caso in oggetto i connotati.

Ora che non è più un segreto

Una volta svelati i dettagli tecnici è il caso di fare qualche considerazione, anche sulla liceità o meno di divulgare e spiegare trucchi come questo. Si potrebbe rispondere semplicemente che anche se magari la stampa ne sente parlare la prima volta, il funzionamento duplice dell’effetto spirale è di pubblico dominio e in numerosi manuali in commercio e nel mondo ci sono centinaia di professionisti del fotoritocco ma anche fotoamatori o grafici in erba che la conoscono e padroneggiano.
Più pragmaticamente:nel caso in oggetto le forze dell’ordine sono semplicemente state fortunate, aiutate dalla stupidità del criminale che ha ritenuto di nascondere le proprie fattezze con lo strumento sbagliato. In altri casi l’Interpol o la polizia potrebbero non avere a che fare con uno sprovveduto di fotomanipolazione.

Non solo Photoshop

Per giocare al piccolo investigatore digitale non serve necessariamente Photoshop ma basta un qualsiasi programma di fotoediting che sia equivalente come funzioni. Va bene quindi anche il meno costoso Photoshop Elements, il diffuso (sotto Windows) Corel Paint Shop Pro ma anche il multipiattaforma The Gimp.

The Gimp  - Equivalente del filtro spirale

La funzione di effetto spirale in quest’ultimo software ha un nome diverso: sotto il menù dei filtri bisogna cercare infatti sempre gli effetti per le distorsioni e qui “Vortice e punta”

Una versione di questo articolo è stata (presumibilmente) pubblicata su "Hacker Journal" nel novembre 2007



Pubblicato il 30/11/2007 e archiviato in: articoli  
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