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Apple, un Safari nel Web

Grande successo fra i fedelissimi della mela per il nuovo browser per Mac Os X. Facilità d’uso, leggerezza e velocità per un software basato sul progetto Konqueror.

di Nicola D’Agostino

Il 7 gennaio, durante Macworld Expo 2003 a San Francisco, Apple ha presentato Safari, il primo Web browser sviluppato in proprio dalla società della mela per il suo sistema operativo Mac Os X.
Safari, in versione Public Beta, è stato introdotto da Steve Jobs come il più rapido browser esistente, “tre volte più veloce di Internet Explorer per Mac”. Jobs ha inoltre specificato che l’interfaccia utente è ridotta, per lasciare il contenuto delle pagine al centro dell’attenzione.

L’arrivo di Safari, il cui nome pare derivi da una canzone dei Beach Boys, “Surfin’ Safari”, non è inatteso.
Nel 2002 è scaduto l’accordo quinquennale tra Apple e Microsoft per l’inclusione di Internet Explorer come browser preinstallato nel sistema operativo dei Mac e nel luglio dello scorso anno Apple ha assunto David Hyatt, uno degli sviluppatori chiave di Mozilla e responsabile, tra l’altro, dei browser derivati Chimera e Phoenix.

Al contrario di quanto ci si aspettava, Apple non si è però agganciata al progetto Mozilla.
Safari, è infatti basato sui motori di rendering Khtml e Kjs alla base del browser Konqueror. Parte dell’interfaccia grafica open source per Linux Kde, Konqueror è stato preferito per l’estrema compattezza e velocità, come ha fatto notare anche il vicepresidente Apple Phil Schiller.

La dimensione di download di Safari – “veloce e piccolo come una macchina sportiva”, dicono in Apple – è tra le più basse, a testimonianza del lavoro fatto sul codice originario di Khtml e della capacità di creare leggerissime applicazioni in Cocoa, il linguaggio di programmazione ad oggetti di MacOs X: 3 MB di download contro 19 di Netscape, 7.7 di Explorer, 7.2 di Chimera.
Altra sorpresa: Safari è, come Konqueror, open source. Apple ha messo a disposizione i sorgenti sul suo sito per gli sviluppatori e il lavoro del team di sviluppo contribuirà (ci sono già scambi e-mail pubblici) al miglioramento del codice e quindi di tutti browser derivati.

Interfaccia compatta

Ad un primo sguardo salta all’occhio l’interfaccia estremamente compatta e discreta, frutto di uno studio che ha scelto la facilità di utilizzo e l’economia degli spazi come priorità.
Pulsanti e barra indirizzi sono sulla stessa riga e spesso svolgono duplici funzioni; alla destra si trova una finestra per interpellare direttamente il motore di ricerca Google (con cui Safari è integrato) e infine un pulsante per la segnalazione di bug del programma o problemi con il codice Html di pagine specifiche.
Apple dichiara che Safari, grazie all’adozione del cuore di Konqueror, effettua il rendering delle pagine web in base ai più recenti standard Internet. del W3C e quest’aspetto di aderenza è stato sottolineato da Jobs, nonchè riportato nelle descrizioni sul sito.

Tra le preferenze è possibile bloccare le finestre pop-up e impostare i permessi relativi ai cookies

Il messaggio d’errore per un sito inesistente o non trovato

La finestra con i download è ridotta all’essenziale

Premendo il pulsante a destra della barra degli indirizzi è possibile segnalare alla Apple un bug di Safari

Ad ogni aggiunta al bookmark compare una finestra per specificare maggiori dettagli

Premendo il pulsante a forma di libro si accede ai bookmarks, che richiamano l’impostazione di iTunes

La finestra Activity permette di avere un quadro completo sugli elementi che compongono le pagine web richiamate

Tra le caratteristiche più apprezzabili di Safari c’è una gestione migliorata dei bookmark, o, per dirla con le parole di Apple, ci sono i “preferiti intelligenti”. Ogni volta che si aggiunge un indirizzo compare una finestra per specificare tutti i dettagli (modifica del nome, archiviazione, etc.).
Inoltre è possibile aggiungere url anche con il drag & drop, inserendoli ad esempio nella barra dei preferiti. L’indirizzo è sempre leggibile durante il trascinamento ed è possibile riorganizzare al volo l’ordine dei link. Per una gestione globale dei bookmark compare un’interfaccia che richiama quella di iTunes, semplice ed innovativa al tempo stesso.
A sinistra una colonna contiene diverse cartelline, tra cui una con il contenuto dei bookmark importati in automatico da Internet Explorer (se presente), una con il contenuto degli url nell’Address Book/Rubrica Indirizzi di OsX, una con la history/cronologia, ed addirittura la possibilità eventuale di usare la funzione Rendezvous per trovare, senza modificare ulteriormente i setting, qualunque indirizzo Internet sulla rete locale.

Semplificata anche la gestione dei download, con una finestra spartana e soprattutto il browser che si occupa anche di fare pulizia dopo lo scaricamento.
Tra le altre funzioni interessanti ci sono il correttore ortografico integrato e la tecnologia SnapBack che permette di “contrassegnare” le pagine sulle quali si vuole tornare immediatamente con la semplice pressione di un simbolo (una freccia) sulla barra degli indirizzi senza dover premere più volte il tasto Indietro/Back.
Da sottolineare infine la presenza di diverse funzioni utili come il blocco delle finestre pop-up (come in Mozilla ed Opera), lo svuotamento della cache o il ridimensionamento della grandezza dei caratteri. Tutte queste funzioni non sono nascoste nelle impostazioni ma sono facilmente accessibili anche da menù o con combinazioni di tasti.

Particolarmente apprezzabile – segno ulteriore che nella progettazione si è prestata molta attenzione alle esigenze dell’utente – è che alcune delle impostazioni utili siano attivate “di fabbrica”. Particolarmente importante è anche il fatto che nella status bar, il bordo inferiore, il browser segnala quando il link verrà aperto in una nuova finestra.

Ad una prova su strada il browser stupisce e conferma tutte le dichiarazioni sulla velocità e leggerezza. L’apertura è fulminea e la visualizzazione rapidissima anche su computer non nuovi o comunque poco dotati in termini di ram e processore. Il browser ha già installati i plug-in Quick Time e Flash e anche la compatibilità più volte dichiarata con gli standard pare più che buona.
Qualche problema c’è, sopratutto con i Css (cascading style sheet) non ancora pienamente implementati e con le immagini, che quando non vengono caricate non mostrano il tag testuale ALT.

Molti di questi problemi sono derivati da Konqueror mentre altri, come la risoluzione a 72 invece che a 96 dpi o l’uso smodato dell’antialiasing (con il risultato della scarsa leggibilità del testo), o alcuni certificati non accettati ed il non funzionamento del database server MySql sono propri di Safari.

Ben più grave è il fatto che, con un download con l’impostazione “cancellazione automatica degli archivi”, alcuni utenti abbiano visto la loro “home” (la cartella con tutti i file dell’utente) cancellata o altri abbiano sperimentato problemi con la connessione Internet o la disabilitazione in toto della stampa. Quest’ultimo problema è avvenuto anche sulla macchina usata per i test e per risolvere è stato necessario agire nel Terminale, la shell di Os X.
Alcuni di questi problemi, assicurano in Apple, saranno risolti da una nuova versione di Safari: non bisogna comunque dimenticare che il browser è per ora in versione sperimentale e che va trattato con le dovute precauzioni.

A grande richiesta

Questo non ha comunque spaventato gli utenti-beta tester. Safari, reso disponibile poco dopo la presentazione al Macworld, ha avuto infatti 300 mila download in 24 ore e dopo altri tre giorni ha raggiunto quota 500 mila, battendo il primato precedente stabilito da iTunes e diventando il programma in assoluto più scaricato dal sito Apple.

Gli utenti pare stiano inondando Apple di segnalazioni e richieste, tra cui una delle più frequenti è la navigazione con i “tab”, le linguette introdotte anni fa dal browser Opera e rese estremamente diffuse (ed apprezzate) da Mozilla e dai suoi derivati. A conferma di questo esiste addirittura una petizione online che ha raccolto più di 3200 firme.

Subito disponibili inoltre anche diverse utility e personalizzazioni, a partire da alcuni script di Apple, il Safari Enhancer con cui si può avere maggiore controllo sui set e sul look del programma ed addirittura una localizzazione a tempo di record in italiano.

Articolo originariamente pubblicato su Mytech.it



Pubblicato il 13/01/2003 e archiviato in: articoli  
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