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Apple: serve un Drm dal volto umano

La casa di Cupertino, esclusa dal servizio di videonoleggio on line Movielink, spiega le ragioni della sua diffidenza nei confronti delle attuali tecnologie di Digital Rights Management. Che scoraggiano troppo il pubblico.

di Nicola D’Agostino

Dopo ben due anni di attesa, in tempo per le recenti festività natalizie, è stato inaugurato il servizio di distribuzione digitale on line di film Movielink. Frutto di un’alleanza tra Mgm, Paramount, Sony Entertainment, Universal e Warner Bros, Movielink è stato realizzato in collaborazione con Microsoft e Real Networks e si propone di offire in rete l’equivalente del video-noleggio.

Gli utenti che nelle settimane successive al lancio si sono collegati al sito si sono però trovate di fronte a una sorpresa: il servizio è rivolto solo ai residenti statunitensi, con una connessione a banda larga e soprattutto con i sistemi operativi Windows 98, 2000, Me o Xp.

Le proteste degli esclusi a vario titolo dal servizio non sono tardate. Tra queste anche quella di Apple, la compagnia californiana che è sempre stata all’avanguardia nel multimediale e che con l’industria di Hollywood è da anni in strettissimi rapporti.

La Apple produce e vende computer che si definiscono hub digitali, pensati per essere connessi e lavorare con lettori Mp3 (tra cui l’iPod, prodotto dalla stessa ditta), macchine fotografiche e cineprese digitali. Il tutto è accompagnato da soluzioni software (spesso gratuite e integrate nel sistema operativo (come iPhoto, iMovie, iDvd) e hardware (porte firewire standard su tutti i modelli, masterizzatori Dvd).

I computer della casa di Cupertino sono anche largamente impiegati nella produzione e post-produzione professionale, grazie a software per il montaggio come Final Cut Pro. Basti pensare che il cofondatore e attuale Ceo Steve Jobs è proprietario della Pixar, che ha prodotto i fortunati colossal di animazione Toy Story e A Bug’s Life.

La risposta ufficiale di Movielink è che sinora non è stata ancora individuata una tecnologia adeguata per rendere compatibile altre piattaforme ma è nelle intenzioni della ditta investigare ulteriormente altri potenziali mercati tra cui anche quello Apple. Interessante notare però che anche un’altra recente iniziativa di noleggio digitale di film via Internet, CinemaNow non fornisce i suoi servizi agli utenti Macintosh.

La Apple, in una nota del suo vice presidente del product marketing, Phil Schiller, ha ridimensionato l’importanza dell’iniziativa Movielink affermando come sia ancora prematuro lanciarsi in giudizi sul mercato del video on demand su Internet.

In realtà tra le ragioni portate per giustificare l’esclusione dei computer Apple da Movielink e CinemaNow ci sarebbe la convinzione che i Macintosh non forniscano sufficienti garanzie di protezione nella gestione dei diritti d’autore connessi ai file digitali (Drm, Digital Rights Management).

Gli studi di produzione di Hollywood stanno facendo i primi passi su Internet con la precisa intenzione di riconquistare terreno perduto e di combattere il fenomeno di “napsterizzazione” dei contenuti audio e video. L’obiettivo è combattere la circolazione libera, gratuita e indiscriminata di film (e musica) e contemporaneamente di rendere profittevole anche tramite i nuovi canali di distribuzione il proprio patrimonio di produzioni.

Hollywood, tuttavia, è ancora alle prese con questioni legali e limitazioni tecniche. Il rischio, quindi, è che non solo le iniziative di distribuzione falliscano ma che i (pesanti) metodi di protezione usati alienino il potenziale pubblico.

In questo senso, diversamente da quanto si dice, la posizione di Apple in materia di Drm sembra interessante. Schiller non ha affatto “chiesto scusa” per l’assenza di sistemi anticopia sui Macintosh e nel suo formato digitale Quick Time, che implementa lo standard di compressione Mpeg-4 e che è stato scelto per la prossima generazione di telefoni cellulari del gigante della telefonia giapponese Ntt DoCoMo.

Per il vicepresidente la Apple non si è mossa sul terreno delle tecnologie di protezione perché non sono state ancora ideate soluzioni efficaci che garantiscano il controllo sullo sfruttamento e allo stesso tempo non danneggino in qualche modo l’utente finale: “Il Drm è una sfida. E’ importante proteggere i diritti degli artisti e è nostra intenzione farlo… ma sinora nessuno è riuscito a ideare un sistema che funzioni davvero”. E ha aggiunto: “la pirateria è un problema da affrontare dal punto di vista sociale e culturale, non tecnologico”.

Come è stato confermato da una conferenza in California intitolata Mac OS X, a Digital Rights Management Operating System alla quale hanno partecipato esponenti dell’ Electronic Frontier Foundation e dell’editrice O’Reilly, il Mac Os, non è chiaro se per precisa intenzione o per caso, è attualmente un sistema in cui i diritti sono saldamente in mano all’utente. Uno dei risultati più immediati è, perciò, l’estremo favore con cui vengono visti attualmente i Macintosh da parte degli utenti Windows, molti dei quali stanno migrando verso Apple (o meglio stanno facendo Switch, (dal nome della fortunata campagna pubblicitaria).

Articolo originariamente pubblicato su Mytech.it



Pubblicato il 23/01/2003 e archiviato in: articoli  
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